Salvini – Di Maio più sono grandi le menzogne che dite, più rumoroso sarà il botto che farete!

Un’ondata razzista senza precedenti che mostra forza con i deboli e incassa bastonate con i forti dell’Europa, altro che sovranità popolare al govero giallo-verde interessano solo i voti.
La ridistribuzione della ricchezza è stata accantonata per far ulteriore spazio alla difesa della proprietà privata e dei poteri forti. Questo governo propone riforme costituzionali che sminuiscono gli spazi di libertà a favore del presidenzialismo e dell’uomo forte al governo, con una centralizzazione dei poteri nelle mani di pochi.Il passaggio da una globalizzazione economica che esaltava il libero mercato come unica  soluzione praticabile ad una globalizzazione competitiva e di concorrenza spietata tipica del capitalismo finanziario, ha prodotto dopo l’affermarsi della crisi econoica e del lavoro a livello globale, la ridefinizione delle forze politiche e una nuova geografia politica a livello globale, rinvigorendo destre sovraniste, guerre economiche protezioniste e ovviamente populismo, l’arte di avere consenso ingannando. Anche il nostro paese non è sfuggito a questa ridefinizione, soprattutto dopo l’affermazione di Trump al governo degli USA. È la risposta migliore che il capitalismo finanziario poteva trovare per far digerire la crisi economica e la continua crescita delle disuguaglianze. Chi meglio del duetto Salvini-Di Maio poteva seppellire i partiti tradizionali e desueti per la gestione della nuova fase e allo stesso tempo ricomporre un consenso popolare come da anni non si vedeva, recuperando a pieno il voto di protesta delle elezioni del 4 marzo, la frattura sociale che si era determinata in termini di concezione contrapposta di due idee di società? Con questo governo la crepa si è ricomposta, la concezione di chi diceva diritto al reddito contro la detassazione dei grandi capitali, oppure no alle grandi opere in contrapposizione alle privatizzazioni, ora si ricompone attraverso il collante della legalità al servizio delle élite sociali e del razzismo, promuovendo nuove forme di fascismo.

Peccato che questo consenso basato su un rinnovato nazionalismo degli stati e sul crescente odio verso i migranti e i poveri venga sostenuto da classi popolari e immiserite, agevolando la prestazione nella concorrenza tra poli economicie stati che detengono il potere assoluto a discapito della dignità delle persone. È il punto più basso di una “rivoluzione”, altro che cambiamento, anzi, un bel cambiamento in peggio. Ma c’è un punto debole che potrebbe e dovrebbe essere agito. Le menzogne hanno un tempo limitato, prima o poi portano il conto a chi le diffonde.

La ripresa economica e sociale del paese passa attraverso la capacità di accogliere e integrare, così come accaduto realmente nell’Italia del boom economico caratterizzato dall’esodo di migranti da sud a nord. Continuare a vedere i migranti come un problema e non come una risorsa significa fare l’opposto. Una società in grado di accogliere ed includere rilancia la sua economia. Nascondere i problemi sotto il tappeto della menzogna, creando false emergenze per occultare i problemi reali, diventa un modo per alimentare la concentrazione del potere e delle ricchezze nelle mani di pochi, all’ombra e con la complicità di un’Unione Europea sempre più fortezza e disposta a preparare ingerenze e contrapposizioni internazionali fino alle estreme conseguenze.
Le disuguaglianze economiche e l’impoverimento costante non sono dovute ai migranti ma allo strapotere delle banche e dei poteri finanziari, delle imprese italiane ed estere che continuano a crescere a discapito delle nuove forme di povertà continuando a rifiutare l’introduzione di nuove tutele e reali garanzie per i lavoratori.
Continuando a proporre infrastrutture e grandi opere utili solo alle grandi concentrazioni di capitali e alle grandi speculazioni finanziarie, preparando altri disastri ambientali.

I finanziamenti per migliorare la vita della stragrande maggioranza della popolazione vanno trovati tassando i super ricchi del paese, le grandi lobby economiche che fanno affari indisturbate attraverso paradisi fiscali e agevolazioni di ogni tipo. Basterebbe definanziare la spesa per gli armamenti e per gli interventi militari posti a difendere i soli interessi economici dell’economia estrattiva.

Ma questo governo giallo-verde non produce solo espedienti inutili e dannosi come l’aumento dei dispositivi di sicurezza con la legalizzazione delle armi e l’implemento dei sistemi di controllo sociale, ma anche una cultura dell’odio razzista e della competizione tra singoli che è la condizione ideale per prepararsi a fare la guerra e sul piano del lavoro significa provocare condizioni sociali sempre peggiori, mortificare opposizioni e dissenso. Ci si accanisce contro i poveri che occupano casa senza dare loro risposte concrete, al contrario la proprietà privata diventa al disopra di tutto e più importante della dignità umana. Ai problemi sociali si risponde con più legalità e meno giustizia. Altro che democrazia, partecipazione e pace, questo governo delle menzogne ci propone la cancellazione rapida dei diritti acquisiti, la dittatura di chi ha di più a discapito degli spazi di democrazia agita, di autorganizzazione sociale, di autogestione e condivisione. Di solidarietà e cooperazione. In questo senso sì, il governo Salvini-Di Maio diventa il governo del cambiamento.

L’accelerazione di questo governo giallo-verde e l’aver vinto le elezioni, agitando la falsa emergenza degli immigrati e appropiandosi dei temi dei movimenti antagonisti e delle lotte sociali che negli anni si sono manifestati, per poi tradirli e consegnarli alla destra estremista e sovranista, ha già dimostrato chi sta dalla parte del giusto e chi è parte del problema.

A noi rimane di riprendere l’iniziativa politica e l’impegno di costruire quotidianamente un movimento sociale che sappia tornare a manifestare dal basso e che ponga al centro una critica attuale al capitalismo e alla grande proprietà a privata, provando a cambiare i rapporti di forza oggi a nostro discapito. Ritornare con forza ad agire e ad entrare in azione per rimettere in discussione questo sistema economico e sociale fondato sull’abbondanza che è in grado solo di generare povertà e razzismo.

 

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